Anche Mina ha bisogno dei social

Anche Mina ha bisogno dei social.


Anche Mina ha bisogno dei social.

Mina infatti, già da qualche tempo ha un profilo Instagram ed una official page su Facebook. Quindi la sua presenza su Twitter dovrebbe essere la grande news?

mina ed i social network un articolo di Simona Ruffino

Per chi fa il mio mestiere il caso Mina è riuscito a stimolare la curiosità. Perchè, come sempre dico: non è lo strumento a fare brand, ma quello che ci mettiamo all’interno; come lo utilizziamo. Ebbene con l’uscita sui mercati di M A E B A qualcosa è cambiato.

Nella Strategia di comunicazione cambia il Tone of voice dei canali: ecco qual è la sostanziale differenza.

“Ciao Twitter”

Nessuno avrebbe mai immaginato che Mina sarebbe comparsa su Twitter. Ecco perché:

  • Mina si promuove da sola, è un mostro sacro della storia della musica italiana
  • Mina ha tutti gli spazi tv che desidera (nonostante non compaia mai)
  • Mina ha fatto della sua smaterializzazione il plus di brand della sua arte

Però eccola qui, cinguetta, con una strategia ben definita, intelligente, con la postilla che c’è una redazione che ha cura dei suoi contenuti, con un piano editoriale ben preciso.
Fino ad ora le sue pagine seppure con la dicitura “official” avevamo sempre la parvenza di un Tributo, di un bel guardare ai tempi andati, il copy spesso era alla terza persona (se non addirittura impersonale), sostanzialmente i profili rappresentavano un punto di incontro per gli estimatori che, tra un disco e l’altro, potevano trovare sulle pagine immagini da teche Rai o registrazioni speciali.

Invece da quarantotto ore qualcosa è cambiato: mister marketing 2.0 – 4.0 è entrato nel business plan di Mina Mazzini.
Un piano strategico ed editoriale che parte dal concept di questo ultimo lavoro.

Nulla è lasciato al caso ed in questo articolo provo a tracciare la mia riflessione.

 

Anche Mina ha bisogno dei social articolo di Simona ruffino marketing e comunicazione

 

  • Il titolo del disco è volutamente senza apparente significato: un CONTEST online terrà aggrappati all’internet milioni di fan per scoprire la risposta. Chissà se chi indovina vincerà un incontro privato con la SIGNORA in persona? (non credo)
  • Timing dei “cip” cadenzato al secondo: aumentare l’attenzione sul prodotto per incrementare l’audience.
  • Copy enigmatico: essenziale con Focus Esclusivo sul disco. Niente di niente che abbia a che fare con la persona, ma solo con le canzoni.
  • Vision & Mission specifici: nonostante l’utilizzo “innovativo” dello strumento, la comunicazione di Mina non cambia rotta. Non è una manovra di avvicinamento in senso stretto, lei mantiene le distanze dovute, specificando che una redazione si occupa dei suoi contenuti.
  • Il Visual è fedele: Mina in questi anni è sempre stata all’avanguardia nella rappresentazione di sé. Per quest’ultimo lavoro ha scelto di essere la SIRI della discografia, quasi un’intelligenza artificiale, umanoide nella sua essenza più stretta.

Negli anni ha scritto qualche articolo per alcuni quotidiani, ha scelto di condividere il suo pensiero aprendosi a qualche sporadica dichiarazione mezzo stampa, eppure anche lei ha bisogno dei social network per promuovere la sua arte.

ANCHE MINA HA BISOGNO DEI SOCIAL. Perché? 

 

Appunto, il pubblico. Secondo me è proprio questa la chiave di lettura.

Mina su  GooglePlus ha poco più di 2000 follower, in Instagram poco più di 14.000; sul canale YouTube ha meno di 46.000 iscritti. Il profilo Mina Mazzini Official conta una community di “solo” 1.078.144 persone. Ma in questa introduzione in Twitter leggo qualcosa di differente.
Si chiude un cerchio, tenendo presente che il Mito non ha bisogno del collegamento di LinkedIn.

L’uso dei social network nella promozione e comunicazione di Mina rappresentano, secondo me, il tentativo (riuscito) di dimezzare le distanze tra lei ed i Millennials. L’intelligenza di sfruttare ogni canale a disposizione per tenere accesa la luce su un’artista straordinaria che quarant’anni fa ha deciso, metaforicamente, di restare al buio, avvolta nel suo mistero.
Un altro esempio di strategia di posizionamento azzeccata per quello che la riguarda è la scelta di dare la voce alle due ultime campagne pubblicitarie Tim.
Se è vero che Mina si vende da sé è anche vero che Mina così vende di più. molto di più. 

MINA & IL BRAND POSITIONING 

 

Tutto questo non ha fatto altro che confermarmi che non c’è NESSUNO che non abbia necessità di essere PRESENTE.
Non importa che tu sia una colonna portante della storia culturale del Paese; che tu sia un brand per eccellenza: se su Mina Mazzini calasse il silenzio e ci fosse solo qualche speciale in tv per ricordarla, ogni suo disco non riuscirebbe ad entrare in classifica. La sua bella voce non sarebbe sufficiente. Mina ha saputo essere presente nell’assenza. Ha dato un vero valore economico alla sua scelta di abbandonare le scene. Sceglie di rappresentarsi – evocando sempre la sua immagina immutata, giovane come la ricordiamo – rendendosi immortale. Ed è così che segue i tempi che cambiano rendendo il suo brand un capolavoro. 

 

 

 

Simona Ruffino Brand specialist e digital strategist Colore unico Extra ordinary way

 

Simona Ruffino 

Brand Specialist & Digital Strategist
Founder di Colore Unico Extra-Ordinary way 
Visual Concept manager di Seo&Love

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